Dal design per le attività extra-veicolari (EVA) all'intuizione che salvò la Cupola: la storia di un ingegnere torinese che ha reso la ISS a misura d'uomo.

Nel racconto corale de L'uomo delle stelle, la testimonianza dell'ingegner Marco Fantino apre una prospettiva inedita sull'esplorazione orbitale: l'interazione tra l'uomo e la macchina. Chiamato per affrontare una "sfida per gente risoluta", Fantino è entrato nel team di Walter Cugno con un compito critico: garantire che gli astronauti potessero muoversi e lavorare all'esterno dei moduli spaziali in totale sicurezza.


Il fattore umano e i test in piscina

L'ingresso nel programma del Nodo 2, sotto la guida di Roberto Provera e in collaborazione con Walter Cugno, segna un battesimo del fuoco. Fantino assume l'incarico dello Human Factor Engineering, concentrandosi sull'architettura fisica e sulle Attività Extra-Veicolari (EVA).


  • Una prima volta assoluta: L'azienda italiana doveva certificare, in co-progettazione con NASA, Boeing e Lockheed Martin, le posizioni, le maniglie e i punti di ancoraggio per le manutenzioni esterne.
  • Le simulazioni: L'unico modo per testare le operazioni in microgravità era l'acqua. Fantino ha partecipato a oltre 15 run di test nella gigantesca piscina del Neutral Buoyancy Laboratory (NBL), lavorando fianco a fianco con l'ufficio astronauti.

La leadership di Cugno: un "mister" nel caos orbitale

L'impatto con Walter Cugno al primo staff meeting fu decisivo: si percepiva subito un approccio fortemente orientato all'obiettivo, ma fondato sulla valorizzazione dei singoli.


  • La metafora calcistica: Fantino descrive Cugno come un grande allenatore. Con il "materiale umano a disposizione", sapeva esaltare i pregi e compensare i difetti unendo le complementarietà del team, raggiungendo risultati impossibili per il singolo.
  • Oltre il lavoro: Anche in momenti di duro confronto professionale o in delicati frangenti personali (come l'attesa di diventare padre), Cugno è stato una "voce amica", capace di infondere tenacia ed entusiasmo inesauribili.


Dalla Luna alla collaborazione internazionale

La passione per lo spazio ha radici lontane. Dai ricordi di bambino, a sei anni, davanti alla TV con il nonno per l'allunaggio del 1969, fino all'orgoglio di mostrare oggi al proprio figlio la Stazione Spaziale che sfreccia nel cielo notturno. Per Fantino, l'universo è troppo vasto per ospitare la vita solo sulla Terra. E se mai dovesse esserci un incontro, la sua prima reazione sarebbe tendere la mano in segno di pace.

Il suo consiglio ai giovani ingegneri racchiude l'essenza di tutta la sua carriera: inseguite i vostri sogni, ma fatelo insieme agli altri. Perché le sfide vinte collettivamente sono sempre le più grandi, ampie e belle.

Scopri i segreti delle passeggiate spaziali e l'ingegneria dietro la Cupola della ISS. Il racconto di Marco Fantino è solo uno dei capitoli straordinari de L'uomo delle stelle.

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