Una voce diventa anche testo sullo schermo. Preparare i sottotitoli de L’uomo delle stelle significa controllare parole, nomi e tempi, e poi rileggere tutto insieme all’immagine per capire se si riescono a seguire senza perdere lo sguardo di chi parla.

Prima la correttezza

Il primo passaggio riguarda le parole: nomi propri, sigle, termini tecnici. Sono gli elementi che le trascrizioni automatiche sbagliano più spesso e che il pubblico non può correggere, perché non ha modo di sapere che cosa sia stato realmente detto.

La verifica si fa sull’audio, non sul testo: rileggere conferma soltanto quello che è già scritto.

Dividere le frasi

Dopo la correttezza viene la divisione. Un sottotitolo si legge in blocchi, e il punto in cui una frase viene spezzata determina quanto sforzo serve per ricomporla.

Le divisioni migliori seguono la sintassi: si spezza fra le proposizioni, non in mezzo a un sintagma. Una riga tagliata nel punto sbagliato costringe a rileggere, e nel frattempo l’immagine è andata avanti.

La permanenza sullo schermo

Un sottotitolo deve restare abbastanza da poter essere letto e non tanto da essere riletto due volte. La misura dipende dalla lunghezza, dalla complessità del contenuto e dal ritmo del parlato.

Quando una battuta è rapida e densa, spesso la soluzione non è comprimere il testo ma anticiparne leggermente l’ingresso.

Il rapporto con il ritmo della voce

I sottotitoli non sono una trascrizione: sono una versione scritta pensata per essere letta nel tempo del parlato. Devono seguire le pause e i cambi di intonazione, perché è lì che chi guarda si orienta.

Un testo corretto ma sincronizzato male rende l’ascolto più faticoso di quanto sarebbe senza.

Leggere senza perdere lo sguardo

La verifica decisiva è visiva: si guarda la sequenza e si osserva se, per leggere, si perde l’espressione di chi parla. In un film costruito su interviste questo è un costo reale, perché il volto porta informazione quanto le parole.

Quando il conflitto è troppo forte, si interviene sul testo, non sull’immagine.

La leggibilità sul telefono

Per gli estratti pubblicati sui social il controllo deve includere il formato in cui verranno visti. Un sottotitolo perfettamente leggibile su un monitor può risultare illeggibile su uno schermo piccolo, o finire coperto dall’interfaccia dell’applicazione.

Il contenuto deve poter essere seguito nel formato reale di fruizione, non in quello di lavorazione.

Un file autentico, non generato prima

I sottotitoli si producono dopo la selezione definitiva del passaggio, sull’audio effettivo. Non si preparano in anticipo su un testo ipotetico, perché ogni modifica del montaggio cambierebbe i tempi.

È una sequenza di lavoro che sembra ovvia e che, quando viene invertita, costa il doppio.

Accessibilità come parte del racconto

Il ritratto di Ricardo Yague accompagna questa tappa dedicata alla leggibilità. I sottotitoli non sono un servizio accessorio: per molte persone sono il modo principale di accedere al film.

Trattarli con la stessa cura riservata al montaggio è il minimo che un documentario possa fare.

Chi legge sta anche guardando

Un sottotitolo non viene letto come si legge una pagina: viene letto mentre accade qualcos’altro. Chi guarda deve dividere l’attenzione fra il testo, il volto, l’ambiente e il suono, e ogni riga in più su cui inciampare consuma una parte di quella attenzione.

Per questo la misura di un buon sottotitolo non è la completezza ma la scorrevolezza: deve poter essere attraversato senza che lo spettatore se ne accorga.